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Nord Sardegna: i resti archeologici più importanti

La Sardegna, una terra millenaria incantata

L’isola è una terra davvero suggestiva e particolare, circondata da un mare cristallino e da spiagge che tutto il mondo invidia. Ma oltre ciò è possibile ammirare in Sardegna i resti di antiche costruzioni monumentali che rendono l’isola meta per numerosi studiosi e appassionati di archeologia. I maggiori siti archeologici della Sardegna comprendono le rovine romane, quelle fenicio puniche e altri importanti testimonianze storiche dei vari popoli che negli anni hanno colonizzato questa terra incantata. Organizzando una vacanza nel Nord-Ovest, partendo da Alghero possiamo spingerci fino a Castelsardo visitando alcuni tra le più suggestive rovine archeologiche. Tutti i siti sono visitabili sia tramite visite guidate, sia di propria iniziativa o anche approfittando della manifestazione che si svolge nel mese di maggio, Monumenti Aperti, in cui i ragazzi delle scuole illustrano tutti i monumenti.

Il complesso nuragico di Palmavera e Sant’Imbenia

Nella baia che i Romani chiamavano porto delle Ninfe, nel territorio di Alghero, precisamente all’interno del Parco di Porto Conte, è situato un villaggio risalente a quasi quattromila anni fa, tra i più importanti che la civiltà nuragica sarda ci abbia lasciato in eredità.  Il complesso di Palmavera si trova sul promontorio omonimo e dista chilometro e mezzo dal mare. È costruito con blocchi di calcare e arenaria, caratterizzato da un corpo centrale con due torri e corredato da un antemurale e dalle capanne di un villaggio che in origine erano tra le 150 o le 200, ma oggi ne possiamo ammirare solo 50. Venne edificato in più fasi. Alla prima (XV-XIV sec. a.C.) risale la torre principale. In una fase successiva (IX sec. a.C.) fu aggiunta un’altra torre, collegata alla prima attraverso un cortile e un corridoio. Venne realizzata, inoltre, la grande capanna delle riunioni. Al suo interno, il rotondo sedile del capo. Durante la terza fase (IX-VIII sec. a.C.), fu eretto un muro perimetrale con quattro torri. Questo meraviglioso villaggio fu distrutto da un incendio e ripopolato in epoca punica e romana.

Circostante Palmavera si articola un percorso praticabile in mountain bike, attraverso cui proseguire il viaggio nella storia. Nella baia di Porto Conte infatti, chiamata dai romani portus Nympharum, è possibile visitare un altro sito nuragico: Sant’Imbenia risalente al XV-VIII sec. a.C., il più antico scalo marittimo fenicio dell’Isola. A breve distanza, si trovano poi i resti di una villa romana, costruita per l’otium del proprietario, con attorno un latifondo. È costituita da residenza con stanze decorate e ambienti di servizio e a nord ci sono i resti di un impianto termale.

Il complesso nuragico di Palmavera

 

Necropoli di Anghelu Ruju

La necropoli di Anghelu Ruju, la più estesa e importante di età preistorica nella Sardegna settentrionale, è situata sempre nel terriorio di Alghero, a circa 9 km dal mare, in una piana fertile attraversata dal Rio Filibertu. La necropoli è costituita da 38 domus de janas (o case delle fate) scavate nell’arenaria e disposte in due complessi. Le piccole grotte, variamente orientate, sembrano disporsi in modo ordinato. Hanno planimetrie molto articolate, mentre solo una è monocellulare. Tutto il complesso costituiva il luogo in cui venivano svolte le cerimonie funebri. Anghelu Ruju è un luogo sacro, è un luogo speciale, suggestivo, che si visita con tranquillità, rimanendo sorpresi dalla sua storia e dalla sue bellezza. Si tratta di un luogo dai colori particolari che si consiglia di visitare la sera, al tramonto, per restare ammaliati dalla sua bellezza. Qui di seguito il link con orari e prezzi per le visite https://necropoliangheluruju.com/orari-e-prezzi/.

 

Monte d’Accoddi e Necropoli de Su Crocifissu Mannu

Proseguendo verso Sassari è possibile visitare il tempio di monte d’Accoddi, risalente a circa cinquemila anni fa. Si tratta di uno ziqqurat unico in Europa per singolarità di tipologie architettoniche. Fu scoperto a metà del XX secolo, scavando un piccolo colle che sembrava artificiale al centro di una pianura. In realtà, era un altare a piramide ricoperto di terra, dedicato forse a una divinità femminile, scolpita in una stele granitica accanto al monumento. La particolarità sta dunque nel fatto che lo ziqqurat è il tempio del Sole, ma in tal caso fu dedicato alla Luna. L’altare è la sovrapposizione di due fasi, quella del ‘tempio rosso’, nel Neolitico finale e la successiva del ‘tempio a gradoni’, risalente all’Eneolitico. Eroso dal tempo e dai saccheggiatori, dell’ambiente sacro rimangono pavimento e resti di un muro perimetrale. Ma nonostante le poche rovine ancora visitabili, si consiglia di dedicare qualche ora del proprio tempo per ammirare questi resti ricchi di storia e cultura.

Lungo la strada che da Sassari porta a Porto Torres, nei pressi dell’Altare di Monte d’Accoddi si trova una imponente Necropoli, detta Su Crocifissu Mannu, con ben 22 tombe, risalente al periodo tra il IV e il III millennio A.C.  Si cammina su un’area funeraria veramente estesa: sotto i nostri piedi vi sono decine di tombe. I vani di alcune sono ben visibili dall’alto, poichè i crolli dei soffitti ne hanno liberato l’area. Secondo la tradizione inoltre questo complesso fu utilizzato dai romani per trasportarvi i propri materiali per la costruzione della vicina città di Porto Torres, all’epoca Turris Libisonis. Dunque ciò che ci appare davanti agli occhi è qualcosa di straordinario, tipico della spettacolarità di questa bellissima terra che ospita tutti questi resti.

 

La roccia dell’elefante

Di sicuro molto suggestiva e da non perdere è la Roccia dell’Elefante, nel territorio di Castelsardo. Si tratta di una roccia naturale millenaria, risalente al 5000 A.C. erosa dal tempo e dal vento millenari. La Roccia è costituita da un’unica roccia di origine vulcanica “la trachite e l’andesite”. La figura che oggi rappresenta è quella di un elefante seduto, frutto di erosione millenaria. Questo complesso rientra con onore nell’ambito archeologico grazie alle sue due camere interne comunemente dette “Domus de Janas”, sicuramente scavate dagli antichi Shardana (il popolo sardo) e utilizzate o come abitazione o come Tempio rituale. La Roccia dell’Elefante è anche di recente entrata nella lista degli “oggetti fuori dal tempo”. Il panorama che offre è del tutto suggestivo, infatti si affaccia su una vallata a strapiombo che ci regala una visuale mozzafiato, tra il verde e il grigio delle rocce e lo smeraldo del mare.

La Roccia dell’Elefante a Castelsardo

Reggia nuragica Santu Antine

Per concludere, sempre in provincia di Sassari, precisamente nel comune di Torralba nella regione storica del Meilogu abbiamo un’altra testimonianza della civiltà nuragica, il complesso nuragico di Santu Antine. Il Nuraghe del complesso monumentale risale al XV sec. a.C, è alla base di tutto il sistema insediativo della Valle dei Nuraghi e può essere definito come la sintesi e l’apogeo dell’architettura di età nuragica. Ai piedi del nuraghe si estende il villaggio nuragico, messo in luce solo in parte dagli scavi. Il nuraghe, chiamato anche Sa domo de su Re, in italiano la casa del Re, è uno dei più importanti della civiltà sarda. La sue importanza però deriva dal fatto che l’altezza originaria del mastio centrale raggiungesse una misura compresa tra i 22 e i 24 metri, la più alta per quel periodo dopo le piramidi egizie e il mastio della reggia nuragica di Arrubiu che misurava tra i 25 e i 30 metri. Rappresenta comunque un esempio di architettura megalitica.

Nuraghe Santu Antine-Torralba

 

Il Museo Sanna di Sassari

Tutti i resti di quasi tutti i siti archeologici nominati in precedenza possono essere ammirati ed apprezzati in uno dei più importanti musei della Sardegna, Il Museo Sanna di Sassari. Si trova all’interno di un palazzo che ricorda un tempio classico, realizzato nei primi anni del Novecento, in pieno centro a Sassari. I reperti sono esposti in 7 sale simmetriche e coprono un lasso di tempo che va dalla preistoria all’età classica. La sezione più ricca e suggestiva è quella dedicata all’epoca nuragica. Quando fu aperto il Museo, si partì con 250 elementi della collezione privata del concessionario delle Miniere di Montevecchio Sanna, fu con il passare degli anni che poi il complesso museale divenne uno tra i più importanti e rinomati della Sardegna. Ecco il link con gli orari di apertura del museo e i contatti telefonici https://trova-aperto.it/sassari/museo-ga-sanna-195195.

Categoria: Holiday Ideas
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